Un utilizzo inaspettato

Le educatrici, partendo dalle osservazioni dei bambini e delle bambine, progettano accuratamente gli spazi e riflettono rispetto al materiale e alle proposte da offrire nelle stanze.

Rispetto ad essi si creano delle aspettative ed in sede collegiale si stabiliscono delle indicazioni generali, delle possibili buone pratiche legate alla gestione e al possibile utilizzo del materiale.

Si viene cosi’ a formare un immaginario condiviso, pronto ad essere rimodulato nel momento in cui i bambini e le bambine entrano in relazione con le proposte e ne restituiscono altre possibili modalita’ di utilizzo.

I pompon sono stati introdotti in stanza all’interno di un contenitore insieme ad un barattolo per dar modo ai bambini e alle bambine di sperimentare il gioco del dentro e fuori.

I pompon fuoriescono dal contenitori e vengono sparpagliati a terra …

Una proposta individuale diviene così un’occasione di gioco condiviso. Ora sono i bambini e le bambine a dettare lo scenario di un altro gioco possibile …

L’educatrice osserva e documenta il piacevole ed inaspettato gioco che genera un clima di collaborazione e di benessere. Ciascuno dei partecipanti mette a disposizione dell’altro le proprie competenze: chi lancia, chi si diverte nel recuperare il pompon, chi si presta a restituirlo, chi accompagna la presa con vocalizzi che generano pattern sonori.

A posteriori ci ritroviamo a riflettere rispetto alla capacità di autocontrollo (rallentare e trattenersi dal fare) che da adulti dovremmo automatizzare quando ci troviamo a condividere un contesto educativo con i bambini e le bambine.

Cosa sarebbe accaduto se, rovesciati i pompon, ci fossimo preoccupate di chiedere nell’immediato di riporli nel contenitore poiché era quello l’utilizzo principale che avevamo ipotizzato?

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