Dare spazio all’imprevisto

L’autunno particolarmente piovoso sta avendo delle piacevoli conseguenze sui nostri giardini.

Abbiamo scoperto ad esempio che il vento e le piogge intense provocano un’ accelerazione della caduta dei fiori dei pini che si depositano sul terreno. Materiale non molto gradito al senso estetico degli adulti, ma particolarmente ricco e stimolante per i/le bambini/e.

Un’opportunità imprevista che ha sostenuto per qualche giorno il gioco simbolico: gruppi spontanei di bambini/e si sono organizzati per condividere intenzioni differenti. C’è chi si è organizzato in modalità efficaci di raccolta, chi ha creato tane per gli animali, chi ha cucinato dolci da offrire durante le feste, chi si è improvvisato cuoco ideando piatti creativi, chi li ha utilizzati come materiale da trasporto nel proprio cantiere.

Oltre a prestarsi a giochi piacevolmente condivisi, i fiori hanno generato riflessioni e ragionamenti rispetto alla loro consistenza, alla loro funzionalità, ci si è interrogati di fronte alle loro proprietà e al loro processo di trasformazione.

C’è chi inoltre ha provato piacere nel proporre ipotesi rispetto alle forme accidentalmente createsi sul terreno.

B1: “Maestra guarda!! Un delfino“. M.: “Caspita, ma voi la vedete la bocca?

B2: “Certo, è lì davanti”. B1: “No, non vedi che è chiusa?”

B2: “Sì, è chiusa, ma è lì davanti. Lì dietro c’è la coda ed anche le zampe”

B1: “Ma i delfini non hanno le zampe”

B2: “Allora forse è un cane, in verità”

Questa esperienza inaspettata ci ha dato modo di riflettere sul fatto che, tra quello che noi insegnanti pensiamo di offrire ai/alle bambini/e e ciò che effettivamente accade, si genera uno spazio altro, quello degli apprendimenti collaterali, favoriti dalla propensione dei/delle bambini/e ad essere esploratori/esploratrici di conoscenza.

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